SCRIVERE È BELLO

UNA GIORNALISTA SCRIVE: LA PAGINA WEB DI DON ANTONIO SUPERA LE 54.000 VISITE.

Don Antonio Colombo continua a condividere la sua testimonianza spirituale sul web con questo www.padreantoniocolombo.info
Ha raggiunto esattamente 54.534 visite, una cifra significativa che esprime non solo la sua passione nello scrivere, ma anche l’affetto profondo che nasce dalla sua persona e la sua opera pastorale in diversi paesi.
È un sacerdote “Fidei donum” della Arcidiocesi di Milano, molto amato dalle comunità che ha accompagnato lungo la sua vita missionaria in Africa, Perù e numerose parrocchie milanesi. Celebrò la sua prima Messa il 29 giugno 1964, iniziando un cammino sacerdotale marcato dalla vicinanza alle persone, la semplicità e un’atternzione costante verso il prossimo. La speranza per un mondo migliore si costruisce con piccoli gesti d’amore, come quello di essere entrato nel carcere con la sua squadra di calcio e con quella di pallavolo femminile per favorire momenti di confraternità anche con gli interni privati di libertà.
Parallelamente continua con il suo impegno pastorale e sociale, molto apprezzato in tutta la provincia di Huaura. È guida spirituale nella parrocchia di san Bartolomeo, accompagna i calciatori nel suo campo sportivo in Luriama, appoggia gli studenti piccoli e grandi con la sua vicinanza e aiuta a migliorare le strutture delle scuolette della periferia. Visita i due ospedali della città, propulsore della devozione alla Madonna Stella del mare collocata sulla spiaggia dell’oceano Pacifico. È conosciuto anche come fondatore e diffusore della lingua italiana con l’Istituto San Francesco, creando ponti culturali e umani attraverso l’educazione.

Nella sua pagina web si possono segnalare vari articoli come quello su Babbo Natale in carne e osssa, Huacho sta tremando, giovani di Huacho al Giubileo di Roma, la magia del Natale peruviano, e molti altri che combinano fede, memoria, attenzione sociale con una narrativa scorrevole, serena, elegante.
Il cresciente numero dei lettori lo spinge a preparare un nuovo libro su Huacho, frutto di decenni di missione e di riflessioni. Nonostante la sua attuale fragilità física (a quota 85 anni), il suo spirito è sempre attivo e generoso, confermando che la sua vocazione è viva in ogni sua parola, in ogni gesto, nel servizio silenzioso alla sua comunità, che sta seguendo il suo esempio.

Ruth Robles, giornalista

UN’AMBASCIATRICE DA HUACHO ALLA TURCHIA

È un bel salto non solo per distanza fisica, ma soprattutto per il valore umano che comporta una carica cosí importante e delicata: essere ambasciatrice del Perù in un paese di cultura e fede diversissimo come la Turchia.
Il suo nome è LUZ BETTY CABALLERO MORALES, nata e cresciuta in Huacho, frutto della promozione 75 della scuola Mercedes Indacochea. Il primo incontro con lei è avvenuto il 9 gennaio in Cattedrale in occasione di una Messa alla vigilia della sua partenza per la Turchia. Circondata dalle amiche della sua classe, ha chiesto una benedizione per l’onorifico e impegnativo nuovo incarico a coronazione di anni nella carriera diplomatica. Nel salone Paolo VI si è sviluppata poi una conversazione piacevole che spaziava dai ricordi scolastici, con vari aneddoti rimasti nel cuore. Ci ha parlato della sua scelta per il cammino della diplomazia peruviana con esperienze in paesi diversi, sempre rivelando gentilezza e saggezza.
Il 15 gennaio la nomina ufficiale sulla gazzetta del Ministero delle Relazioni Esteriori del Perù con destinazione Turchia come ambasciatrice straordinaria e plenipotenziaria. Ai primi di marzo è già al lavoro in Turchia con la prima grossa emergenza creata dallo scoppio della guerra nel vicino paese, l’Iran. Nei momenti di crescenti tensioni per il conflitto bellico la sua preoccupazione è quella di appoggiare e proteggere i peruviani che si trovano per lavoro sia in Iran che in Turchia.

Il momento più solenne e certamente emozionante per lei è stato il 30 aprile in Ankara, capitale della Turchia, con la presentazione delle credenziali nelle mani del Presidente Recep Tayip Erdogan, con tutto il protocollo previsto per un momento come questo. I gesti sono scanditi in ogni dettaglio, dal colore del vestito fino al momento della consegna e accettazione della nomina. Nelle foto ufficiali di rito, tutti sembrano irriggiditi nel portamento e nello sguardo serio, anche quella con i due protagonisti con sullo sfondo le bandiere del Perù e della Turchia. Non so se poi c’è stato un pranzo per rilassarsi.
Cosí un stella di Huacho brilla nel Medio Oriente. Accompagnamola con la nostra simpatia e anche con una preghierina.

UNO STRANO MERCATO, DAL CARCERE ALLA PARROCCHIA

Da molto tempo ci pensavo su come aiutare gli amici del carcere che vedevo, di settimana in settimana, impegnati a lavorare in diversi laboratori, con una manualità che mi sorprendeva? Come pastorale carceraria abbiamo sempre cercato di offrire gli strumenti necessari con macchine da cucire, forni elettrici, stampanti per il cuoio, una sega elettrica moderna, stoffa. Mi avevano chiesto varie volte: “Ci aiuti a vendere i nostri prodotti”. Una notte, come in un sogno, si accese la lampadina: un mercato tutto per loro nel salone parrocchiale, una domenica quando c’è tanta gente.
Mi metto in moto partendo dal permesso del Direttore del carcere e dei suoi collaboratori nel campo del lavoro interno. L’idea è accolta bene, i lavoratori si entusiasmano preparando ben 200 prodotti diversi. Non mi dimentico che la “pubblicità è l’anima del commercio”. Il messaggio deve essere chiaro e attraente, cosí come spicca dal manifesto accattivante come immagini e come parole. Lo slogan: “Condividi la storia umana, appoggia per dare una nuova opportunità a chi vuole iniziare una nuova vita”. La varietà dei prodotti e dei laboratori è grande e variata: ceramica, falegnameria, intarsio, sartoria, oggetti di pelle, cesti di vimini intrecciati con giunco, vestitini e peluches.

La domenica 22 marzo la parrocchia si è tinta di allegria, una festa che ha sorpreso tutti. Già alle 8 del mattino, all’uscita della messa delle 7, il primo colpo grosso: un veliero dei pirati in miniatura ha attirato l’attenzione di un signore che non ci ha pensato sù molto per pagare 200 soles e portasrselo a casa, felice. Tutta l’organizzazione funzionò alla perfezione con una trentina di volontari, un servizio YAPE (pagamento online )in attività per 10 ore e la segretaria che spuntava la lista dei prodotti venduti con il rispettivo costo e il nome di chi l’aveva fatto. A lui o a lei doveva poi arrivare il denaro. E cosí avvenne. Mai erano riusciti a vendere tanto, nelle bancarelle delle feste cittadine.
Ecco lo spirito che ha mosso tutti: “Non c’è migliore esercizio per il cuore che stendere la mano per aiutare uno a rialzarsi”.

CITTADINO MERITEVOLE DI CASATENOVO

Mi sorprende sempre il sapere che uno si ricorda di te, a distanza di anni luce nel tempo e nello spazio. Stavolta parlo di Casatenovo, il paese dove sono cresciuto, qui si direbbe del barrio dove ci sono le tue radici, i tuoi compagni di scuola elementare, gli amici dell’oratorio, le nonnine che ti hanno visto in Chiesa fin da quando eri chierichetto… Ti hanno visto volare nel mondo, sempre come il “figlio di Noè, il falegname”.

Con sorpresa mi scrivono per dirmi che sono tra i CASATESI MERITEVOLI del 2024. Neanche mi ricordo di aver fatto qualcosa di speciale qui nel 2024. So però che più di uno segue le mie pubblicazioni e le condivide con altri, specialmente sul Facebook: “Sei di Casatenovo…se (originale)” diretto dall’amico Corrado Frigerio. Cosí il 28 febbraio in una serata di gala, nel quartiere della Colombina, Casatenovo ha ricordato i suoi uomini migliori, compreso il missionario Antonio Colombo in Perù. Mio nipote Rudy Crisostomo, che vive a Castenovo, ha avuto l’onore di ricevere la targa ricordo. Evviva l’amicizia, una fiamma che non si spegne mai quando è vera e disinteressata.

ANCHE NOI TI RICORDIAMO E VOGLIAMO AIUTARTI

Sempre da Casatenovo, stavolta è Alba a chiamarmi al telefono. È la stessa vivacissima ragazzina che ho conosciuto nel 1950, quinta elementare nella scuola attaccata al vecchio comune in via Roma. A qui tempi si parlava solo in dialetto brianzolo. Nostalgia? Perchè no.
“Antonio, sei ancora lí a Huacho? Stavolta possiamo aiutarti se hai qualche progetto sociale. Le cinque parrocchie del territorio si uniscono per la quaresima, qualche soldino lo raccoglieremo per te”.
“Che domanda, di progetti ne ho tanti”. “Fai in fretta, scegliene uno, scrivimi entro 5 giorni, con tutti i dettagli che puoi”.
Mi metto in contatto con la direttrice della scuola elementare (con 6 anni di studio) denominata “Coronel Juan Valer Saandoval” in zona ex Fujimori sulle colline bruciate dal sole e spazzate dal vento che circondano la città di Huacho.

Sorpresa e felice, la direttrice Merly Rojas Pereda si mette subito al lavoro. Dopo solo due giorni mi arriva il progetto: “Sollecitiamo appoggio per collocare una copertura dove ci sono i giochi ricreativi della nostra scuola statale elementare “Coronel Juan Valer Sandoval” con 575 alunni e 15 professori.
Chiediamo a padre Antonio di fare da tramite con voi per il nostro sogno di coprire lo spazio giochi dove i nostri studenti dovrebbero fare educazione física. Finiscono però per farla in classe. La copertura serve per preservare la salute dei nostri alunni davanti al sole inclemente che danneggia la loro pelle e la vista. In più si combatte contro vento e polvere che vengono dalla spiaggia del vicino Oceano Pacifico.
Costo previsto di 10.000 soles peruviani = 2500 euro
Annesso c’è uno schizzo fatto a mano della struttura esistente.
Con wattsapp mando tutto all’amica Alba che è soddisfatta. Chiede più foto e soprattutto esige anche un video che illustri il progetto con la viva voce di don Antonio. Che sia in italiano, non in spagnolo.

Faccio qualche resistenza perchè mi trovavo in casa ammalato, scosso da una pesante labirintite che mi aveva strapazzato tre volte pesantemente, tanto da essere costretto a ospitalizzarmi per 24 ore con controlli accurati e antibiotici uno dopo l’altro.
Ma qualche santo c’è sempre pronto ad aiutarmi. Il suo nome è Ruth, giornalista, alunna della mia scuola di italiano, esperta nel campo audiovisivo.
Viene a casa mia, piazza la telecamera e incatena una domanda dopo l’altra in modo intelligente. Il mio volto è da sofferente, la mia voce cosí cosí, ma si riesce a costruire un video che risulterà, così dicono, avvincente e convincente. Tutto in italiano, eppure le domande Ruth me le faceva in spagnolo! Qui è scattata la sua bravura tecnica e conoscitiva nel doppiaggio, come si fa per il film in inglese.
In breve ho parlato della mia esperienza pastorale che ogni mattina ha il punto fisso nella Messa: la forza viene da lí. Sottolineo anche la misteriosa bellezza del confessionale, il luogo dove ognuno timidamente racconta le ferite che ha nel suo cuore, aspettando che Gesù, attraverso il sacerdote, faccia risuonare la frase del Vangelo: “Rialzati e cammina”. Questo vale anche per me che cammino per le vie della città e raggiungo gli ospedali, il carcere e le piccole scuole disperse sulla collina. Cosí ho incontrato la scuola Juan Valer che è oggetto del progetto. Che festa che mi fanno i bambini ogni volta che vado a trovarli! Le mie scarpe si riempono di sabbia, ma nel cuore ho la gioia.
Riusciranno i miei amici oltreoceano a dare una risposta positiva e concreta al sogno di 275 ragazzi peruviani?

CORDIALE INCONTRO CON L’AMBASCIATORE ITALIANO

Al mio arrivo a Huacho nel 2007, una delle prime persone che mi era venuta incontro mi disse “Io sono italiana!”. “Che cognome hai? “Bacicalupo di Genova”. Mi si illuminarono gli occhi sentendo il cognome del famoso portiere del Torino, la squadra mitica sparita nello schianto dell’aereo a Superga nel 1950.
Come lei a poco a poco appaiono ben 200 famiglie con radici italiane. Ho dato una mano per far risorgere l’Associazione Famiglia italiana in Huacho. Per loro è nato l’Istituto San Francesco d’Assisi per imparare la lingua dei loro antenati.
Ma mi mancava l’incontro con l’Ambasciatore, che si trova nella Avenida Garibaldi di Lima. Attendevo la convocazione
“Don Antonio, finalmente la segretaria dell’ambasciata mi ha fissato l’appuntamento: giovedí 12 marzo alle 11. Sia puntuale!” Cosí la simpatica signora Marinella Lollo, con un spiccato e vivace accento romano, mi comunica la bella notizia, attesa da 3 anni.
Entrare nella tua ambasciata è un sentirsi a casa, ti sciogli nella tua lingua materna, vedi mobili, volti, colori e sorrisi che sprizzano italianità.

Sua Eccellenza dottor Massimiliano Mazzanti, l’ambasciascatore, mi accoglie con un sorriso bello che crea subito un clima piacevole. L’aver passato alcuni anni anche lui in Africa, come me, favorisce ancora di più il conversare che tocca temi del passato, aprendosi al futuro. Certo si parla degli italiani in Perù arrivati in diverse ondate, inseriti tutti serenamente nella società peruviana. Si parla di circa un milione che hanno radici italiane. Un solo accenno político attuale è il fatto che in pochi mesi, in Perù, si sono alternati tre presidenti con un complessivo movimento anche di 90 ministri. Difficile resta il programmare progetti a lungo termine.
Gli italiani di Huacho stanno per completare la loro iscrizione ufficiale al Registro Consolare dell’Ambasciata con il nome di Associazione Nuova Famiglia Italiana Huacho con il presidente Alfredo Edilberto Patroni Boas.
Io entro nel numero delle persone da invitare per la prossima festa nazionale del 2 giugno, a ricordo della proclamazione della Repubblica Italiana nel 1946.
< È mancato un brindisi con champagne italiano, sarà per il 2 giugno.
Italia e Perù sono due paesi complementari, con radici latine e anche una fede cattolica che trasmette valori.


Un sogno

Anch’io ho un sogno: riuscirò ad arrivare alla Settimana Santa in buona salute, per vivere insieme al mio popolo tutta la liturgia e le cinque processioni, da quella con la Madonna Dolorosa con le 7 spade nel cuore, fino al trionfo della domenica di Pasqua nella piazza d’Armi?

Don Antonio Colombo

Huacho, 24 marzo 2026