Nella notte del 5 novembre squilla il telefono del cellulare alle 2.12. Sonno profondissimo, mi sveglio e sullo schermo del cellulare vedo il nome di Raffo, un amico dei vigili della città. Qualcosa di grosso deve essere successo. “Padre, sono dentro la cattedrale, la porta laterale era aperta, qui nella Cappella del Santissimo devono aver rubato, si vede poco, non so cosa di preciso.” “Raffo, io sono a Lima, cosa posso fare?” “Qui nessuno risponde, provi lei a svegliare i padri della cattedrale”. “Ci provo… Ah, sì, padre Carlos si è svegliato”. “Venga subito, di corsa, è arrivata la Polizia. Non si sa come accendere le luci. Qui sembra un disastro grande”.
Dopo pochi minuti squilla di nuovo il cellulare, la voce è rotta dal pianto: “Hanno rubato l’Ostensorio, con l’Ostia consacrata dentro. Un sacrilegio”. Poi continua: “Hanno svuotato le cassettine delle elemosine, hanno sfondato la porta del salone Paolo VI, hanno tagliato con la sega circolare l’inferriata della cripta… Qualcuno deve essersi nascosto dentro, è uscito scassinando la serratura della porta laterale.”
Quando accesero tutte le luci della chiesa, scoprirono che i ladri avevano tentato anche di scassinare lo stesso tabernacolo che contiene le ostie consacrate. E meno male che non ci sono riusciti.
Era una notizia dolorosa che si univa alle notizie pesanti e dolenti che tormentavano il Perù intero e la stessa città di Huacho.
Già domenica 12 ottobre, dalla finestra del Vaticano, era scattato l’allarme con le parole accorate del Papa: “Sono vicino al popolo tanto amato del Perù in questo momento di cambio politico. Prego affinché il Perù possa continuare nel cammino di riconciliazione, dialogo e unità nazionale”.
Il 29 ottobre anch’io avevo lanciato l’allarme sul Facebook: “Huacho sta tremando fortemente, scosse da terremoto, con le famiglie che piangono perché già 69 sono le persone assassinate dall’inizio dell’anno. Senza contare estorsioni, bombe fatte scoppiare davanti a case o negozi, automobili, camionette e cellulari rubati. Non è tempo di commenti, ma quello di un impegno di tutti per cambiare la situazione partendo dal proprio cuore”.
Tanti si sorpresero del messaggio, c’è paura a esporsi.
Quasi come un beffa nella notte del 5 novembre arriva l’attacco diretto al cuore della città, alla sua cattedrale che si affaccia sulla piazza centrale.
La caccia al ladro finora non ha dato risultati. Il grido di dolore del Vescovo per il sacrilegio commesso entra nel cuore dei fedeli che vivono intensamente ore e ore di preghiere di riparazione, con i volti tesi e le lacrime negli occhi.
La Polizia si mette all’opera, i telegiornali locali e nazionali sottolineano la gravità del fatto. Passano i giorni e non spunta alcuna traccia credibile. Le videocamere esterne danno immagini offuscate, non si sa ancora se si è trattato di un lupo solitario o di un gruppo che ha studiato il colpo nei dettagli.
Da Milano condivide il nostro dolore l’Arcivescovo Mario Delpini.
“Carissimo don Antonio, vorrei farti sentire l'intensità della mia vicinanza in questo momento drammatico per Huacho e il Perù. Desidero dedicare tempo all'adorazione con te e con tutti coloro che vogliono riparare il sacrilegio commesso.
+Mario Delpini
Il culmine delle preghiere di riparazione si celebrò con una emozionante vigilia aperta alla cittadinanza, sabato 15 novembre, nella Piazza d’Armi. Troppi atti di delinquenza necessitavano di una scossa per invocare la pace per tutta la provincia. La Madonna era lì in mezzo pregando con noi al ritmo dei misteri del Rosario, scanditi da profondi commenti di un laico appassionato di Bibbia.
La mia testimonianza di dolore e di vicinanza alle famiglie ferite ha lasciato il segno. Siamo tutti sulla stessa barca che rischia d’affondare.
Non ci si può fermare schiacciati dal male del mondo. Gesù è risorto tanti anni fa, Gesù risorge nel 2025. Domenica 16 il Vicario Generale, Mons. Alessandro Albites, celebra la Messa di riparazione e anche di risurrezione. Prima purifica con l’acqua benedetta le zone affettate dal furto, poi consacra un’Ostia grande per collocarla in un nuovo Ostensorio. Nella cattedrale torna il sereno mentre si snoda lentamente la processione lungo la navata centrale per raggiungere la cappella del Santissimo. La nicchia ritrova il suo Signore, la luce si riaccende e i fedeli di nuovo si fermano per adorare, meglio per abbracciare Gesù. Mi sembra di rivivere la scena di Maria Maddalena che cercava il corpo di Gesù. “Se l’hai rubato, dimmi dov’è”. Un voce dolcissima la chiama: “Maria!” Spariscono le lacrime, scoppia la gioia: “Maestro”, mentre abbraccia i piedi del Risorto.
È toccato a me rispondere alle domande del giornalista della rete ETP. All’inizio ho raccontato in breve come io ho vissuto tutta la vicenda, poi ho espresso la gioia di vedere l’Ostensorio brillare con l’Ostia dentro e i fedeli che erano già lì per guardarlo e lasciarsi guardare. Arriva la domanda: “Lei ha qualche pista da indicare o qualche sospetto?” “La pista normale indicherebbe un ladro alla ricerca dei soldi delle cassettine e del valore economico dell’Ostensorio di bronzo dorato. La seconda porterebbe al mercato di antiquari sempre alla caccia di oggetti antichi, meglio se religiosi. Io penso di più a una terza pista, quella di un furto su richiesta specifica dell’Ostia consacrata da parte di qualche fattucchiere che mischia il sacro con il profano.
Già è capitato nel mondo e anche in questa cattedrale, almeno una volta”. Nello stesso tempo un furto così mi darebbe immensa tristezza. Per ora godiamo Gesù presente, aumentiamo la nostra fede e proteggiamo di più tutto ciò che è sacro.
Il video ha raggiunto 12 mila riproduzioni, sembra soprattutto per l’accenno alla terza pista che tocca un tasto delicato di Huacho.
Il grido straziante di una bambina rompe il silenzio.
Così è il titolo della “Prensa [stampa] alternativa di Huacho” dopo un ennesimo omicidio.
L’eco di una tragedia non si racchiude solo in un freddo titolo. Ha un nome, un volto e, in questo caso, il grido disperato di una bambina.
L’onda del sicariato che flagella senza pietà la Provincia di Huaura- Huacho, con 75 morti, ha colpito con estrema crudeltà il settore periferico los Pinos, ex Fujimori. Non è stato un crimine in più, ma un crudele scenario dove l’infanzia ha perso tutta la sua innocenza nel modo più brutale.
I vicini accorsero numerosi all’udire gli spari, ma l’unico rumore che sorpassò il panico fu il pianto disperato di una bambina al vedere il corpo inerte di suo papà, steso al suolo.
“Papà, alzati per favore! Aiutatelo, portatelo per favore all’ospedale” implorava la bambina, incapace di assimilare che la vita del suo eroe fosse stata stroncata a sangue freddo da sicari.
Come si può spiegare a un cuore tanto innocente che la persona che giurò di proteggerla, fosse stata distrutta dalla violenza che ci sta consumando? Como si può farle capire che questo corpo, inerte sull’asfalto, non potrà più rispondere alla sua straziante richiesta di aiuto?
Questa scena è uno specchio della sanguinosa realtà che si vive nella provincia. È il riflesso di una società ferita che non piange solo le sue vittime, ma anche gli innocenti che restano segnati per tutta la vita.
Il sicariato deve fermarsi. Il grido sconsolato di questa bambina non può essere ignorato. Non più morti. Nessuna lacrima deve essere più versata per questa impunità. Tutta la provincia di Huacho reclama la pace.
Per giorni e giorni sono stato in contatto trepidante con mia sorella Rosy mentre suo marito Vicente respirava sempre meno. Si fermò il primo ottobre, meglio volò in cielo. Non riesco a scrivere ciò che ho nel cuore, fin dal momento in cui lui è entrato nella mia vita il 5 settembre 1971, il giorno in cui ho benedetto il suo matrimonio in Mozambico, Africa. Una scintilla missionaria è scoccata dentro di me.
Faccio mio il messaggio di padre Fernando Rocha, un missionario amico di famiglia.
“È morto un mio grande amico, VICENTE CRISÒSTOMO. Lavorò per vari anni della sua gioventù come laico missionario della Consolata, nella regione del Niassa in Mozambico. Conobbe Rosy Colombo, italiana, che divenne sua sposa nel 1971. Attualmente viveva in Italia. Per telefono, poco prima che perdesse la conoscenza, sono riuscito, attraverso Rosy che stava al suo fianco nell’ospedale, a mandargli un abbraccio da amico e a ricordargli che chi crede non muore mai. Rosy mi disse che reagii con un sorriso.
Da ammirare anche la serenità di Rosy quando poi mi comunicò che Vicente era appena nato alla vita in pienezza con Dio.
Vicente mi disse varie volte che la sua vita era cambiata totalmente quando, a 70 anni e più, aveva scoperto la bellezza del Vangelo. Ci ha lasciato con i suoi 85 anni.
Se mi permetti, Vicente, continueremo ad essere amici ora che sei nella luce, nella pienezza della vita”.
Vicente, resta dentro di me.
Anche Huacho ti ricorda quando sei venuto qui a trovarmi nel 2014. Hai curato e salvato un pellicano ferito sulla spiaggia di Hornillo.
Rosy, Gabriela con Samuele e Priscilla, Leonor con Greta e Roby, Rudy con Simone, siete i gioielli che Vicente mi ha regalato. Non solo a me, anche a Suor Dalmazia ed Ermanna.
Così tutti noi lo vogliamo ricordare: “Dopo una vita meravigliosa, libero, continua ad esplorare”.
La parrocchia San Bartolomeo di Huacho ha goduto tutte le sei processioni del Señor de los Milagros, che hanno raggiunto i 4 angoli della città e, con l’aiuto dello speciale mezzo di trasporto chiamato NAZARENO, anche Huaura e Carquin, i due paesi confinanti. Essendo membro della Confraternita, anch’io ho goduto nelle Messe solenni e nel camminare tra la gente. Per almeno quattro minuti ho sostenuto la sacra portantina. Ti stanchi, ma ricevi forza dall’alto.
Anche nel carcere si è celebrato il Signore dei Miracoli con una processione interna el’alternarsi di quattro portatori dei sei padiglioni. È un segno forte di speranza dopo i terremoti che hanno
scosso la vita di tutti i reclusi. Per risorgere come uomini e donne nuovi.
È una boccata d’aria fresca in mezzo alla nebbia sociale. Si comincia davvero, dopo 4 anni d’attesa, a vedere macchinari di tutte le dimensioni al lavoro per una pista di 15 km lungo la costa dell’Oceano Pacifico.
“Il circuito Bicentenario dell’Indipendenza del Perù dal 1821”, sarà un segno tangibile per un salto di qualità che stimolerà il commercio e cambierà la vita di migliaia di famiglie con migliori opportunità e prospettive per chi vive lungo i 15 km. Certamente tanti turisti saranno attratti dalla bellezza della costa con nuove strutture adatte per tutte le età.
Questo impatto regionale porta la firma della governatrice Rosa Vasquez Quadrado che collocò la prima pietra, circondata da tanta gente gioiosamente in festa”. Era il 9 luglio 2025.
La pista toccherà cinque distretti: Huacho, Carquìn, Hualmay, Huaura e Vegueta. Tre società costruttrici hanno vinto gli appalti corrispettivi con la prospettiva di concludere il tutto entro due anni.
Perché si chiama Costanera? Sembra per differenziarsi dalla
Costaverde della città di Lima. Sarà più attrattiva?
Si avvicina il Natale con la tradizione peruviana di farlo precedere da una festa per bambini e per i poveri, chiamata CIOCCOLATTATA. Cioccolato caldo, una fetta di panettone, un’ora di allegria animata da un pagliaccio, ripartizione dei doni in modo personalizzato e tanti stupendi e vivaci canti natalizi.
Per organizzare il tutto raggiungo una scuoletta sulla collina polverosa e ventosa che circonda la città.
Con un grido di gioia i bambini mi corrono incontro. Le maestre riescono a calmarli e a farli sedere ai loro tavolini. Subito faccio distribuire due panini dolci a ciascuno di loro. Tutti cominciano a mangiare, tranne un bambino di quattro anni seduto accanto a me. È vivacissimo, mi fa tante domande, ma non mangia il panino. La maestra si accorge, si avvicina e chiede a Dante: “Non stai bene, non
hai fame?”. Con un tono dolce e deciso risponde: “Li voglio portare a casa a mia mamma”. La maestra sorpresa prende i due panini, li avvolge nella carta e li mette nella cartella del bambino, per la mamma.
Gesù aveva detto: “Se non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli”.
E siamo in Avvento.
Sognando amore e pace
Don Antonio Colombo
Huacho, 30 novembre 2025