Sinceramente sono stato un po’ stordito dal come si é svolto il mio compleanno 84, un numero normale, anche se a quote alte. Tutto inizia con la immancabile intima Messa di ogni mattina alle 7.30. Noto che c’é piu gente che si stringe attorno all’altare. Sono ancora con i vestiti liturgici, quando mi invitano a mettermi al centro dell’altare mentre vedo spuntare non una ma due torte. Non so dove soffiare per spegnere le doppie candeline. Ecco apparire l’amico fotografo-giornalista Williams che filma tutto, canti, auguri, abbracci, foto con un gruppo o famiglia uno dopo l’altro. Mica si puó mangiare la torta in Chiesa. Tutto é stato previsto in un salone parrocchiale con canti, auguri, taglio delle due torte e una colazione ricca alla peruviana. Altre foto e Brindisi, un clima che fa bene a tutti.
Intanto Williams trasmette tutto sul suo canale televisivo. Meno male che é una notizia positiva che viene ritrasmessa con gioia da altri canali locali e dalle tante radio cittadine con un bilancio a fine diciembre di ben 21.000 riproduzioni. Mi fa certo piacere avere tanti amici nel mondo, Africa e Asia comprese.
La terza torta é con i 70 fedelissimi della mensa popolare parrocchiale, qui i loro auguri valgono il doppio. A fine serata il bilancio é di 7 torte con la cena del gruppo Italia, discendenti e studenti, al Ristorante Genova di Huacho!
Il regalo piú bello é arrivato dall’Argentina, stsvolta online. Suor Virginia Bolzani, alunna dell’Istituto italiano al terzo anno ha sfoderato il meglio di sé stessa come religiosa, cantante, chitarrista e regista del video che ha dedicato a me, ricco di almeno 50 foto dall’Antonio in braccio a mamma fino alla Messa del 60° di sacerdozio. Canzone italiana con voce dolcissima: “TU SEI LA MIA VITA, altro io non ho, tu sei la mia strada, nella tua parola io cammineró” Le riproduzioni raggiungono quota 1100, altezza degna di una vera cantante. Che emozione per me ascoltarla e riascoltarla per almeno 10 volte!
“Padre, venga almeno a benedire le corone d’Avvento”. Il cerchio si é allargato ma non posso dimenticare la prima scuoletta sulla collina che ho aiutato a prendere forma, partendo da quattro pali e un tetto di paglia. Munito di acquasanta e stola bianca mi presento alle 10. Stavolta i 45 bambini non corrono al mio incontro urlando a squarciagola il mio nome, come il solito.
Sono tutti seduti, divisi per anno, sotto lo sguardo dolce e severo delle maestre. Oggi si tratta di un atto religioso con l’altare formato da tanti tavolini accostati dove sono posate 45 corone intrecciate con rami verdi, decorate con fiori rossi e candeline, tutto fatto manualmente tra mamme bimbi e maestre. Con parole semplici, sillabate, ho spiegato ai bambini il significato dei colori e delle 4 candeline che ci portano a Betlemme. Sentivo i loro occhi puntati su di me (meglio su Gesú stesso) con un silenzio incredibile. Ognuno é stato chiamato per nome, ha preso in mano la sua corona, ha ricevuto la benedizione e poi anche lo scatto per la foto personale. Piú di un’ora, quasi giá anticipando quella notte di pace, notte d’amore del Natale, anche se eravamo solo al 3 dicembre, l’inizio dell’Avvento romano.
Corro il rischio di ripetermi, ma é proprio cosí: il clima di Peñico, piccola scuola elementare sul fiume Supe e attornata dai monti, mi dona serenitá all’inizio del cammino verso Betlemme. Mi accompagna da 15 anni il gruppo dei discendenti degli immigrati italiani che preparano tutto con precisione e amore per fare contenti tutti i 101 bambini, compresi quelli di Jaiva e Monguete. Un pulmino per 11 persone é stato gioiosamente preso d’assalto da 25 tra bimbi e mamme che si sono stretti l’uno all’altro cantando: “Asinello della savana corri verso Betlemme..”
La Messa nella cappela, stavolta pulitissima, ha dato tutto il valore religioso all’incontro. Dalla cittá eravamo in 14, accolti benissimo anche con un buon pranzo, per me addirittura un piatto di spaghetti e cotoletta alla milanese. Quasi tre ore di gioia guidata dal tradizionale pagliaccio tuttofare. Non so da dove é saltato fuori anche il tiro alla fune, con strattoni tra i due gruppi, ha vinto il secondo grazie anche alla mia forza. I regali, il panettone, una bibita e tanti canti natalizi hanno creato un continuo movimento per piccoli, adulti e anche nonnine. Troppo presto il sole si nasconde dietro le montagne, ma si riesce a vedere in anteprima un inesplorato centro archeologico con la storia di un popolo vissuto lí quasi 4000 anni fa.
Difficile credere ma una scuola di 70 bambini piccoli ha alle spalle la tristezza di esssere stata dichiarata inagibile a pochi anni dalla sua costruzione. Stendiamo un velo pietoso… Per loro tutto l’impegno e l’entusiasmo degli alunni del Corso di italiano, per ridare un sorriso e una speranza a maestre, mamme e bambini del PRITE. Il verde dello Stadio 70 é diventato come una culla per tutti loro. Basta dire che verso la fine, nonostante il sole di mezzogiorno, tutti sono stati trascinati da Suor Maria Lucia in un ballo brasiliano scatenato. Gesú Bambino ha sorriso con i suoi piccoli amici in festa.
Giá ai primi di novembre, da tre anni, il dottor Nicho suona il mio campanello di casa. “Padre, dove andiamo quest’anno a fare la festa con i bambini piú bisognosi?” “A due chilometri dal centro, sulla collina ex Fujimori, alla scuola materna Niño Divino, ove ho collaborato per il cerchio perimetrica in muratura, al posto della recinzione fatta solo con pali e paglia.
Mercoledi mattina del 19 dicembre, i medici ci sono, i bambini no! Qui giá é finito l’anno scolastico, occorre aspettare. Intanto si guarda intorno e si vede tante cose che mancano per rendere l’ambiente degno del nome di scuola accogliente. Caminando sull’arena del deserto arrivano i bambini a gruppetti, quasi timorosi. Il gelo si scioglie, il gruppo si divide in due, medici che esaminano i bambini e danno le medicine e medici che cantano i motivi natalizi coinvolgendo tutti i 70 bambini dai 3 ai 5 anni.
Anche qui tre ore di festa fino all’arrivo di Babbo Natale davvero carico di doni bellissimi e personalizzati. Tutti se ne vanno contenti, i piú felici gli stessi dottori secondo la frase bíblica: “C’é piú gioia nel dare che nel ricevere”. Resta l’impegno di poter costruire i bagni, mentre giá é pronto il telone speciale per proteggere la zona giochi dai cocenti raggi solari.
Tra i canti natalizi carichi di gioia ne spunta uno carico di tristezza e speranza. Mi sono venuti i brividi nel sentirlo cantare con voce struggente nel carcere stesso, mio nuovo impegno pastorale. “Tu che hai un dolore immenso nell’anima… lontano dalla tua famiglia… vieni… alla mia mensa c’é un posto per te, é Natale”.
Questo canto é inserito nel concorso di presepi nel carcere di Carquin. Cosí avevo scritto a vari amici nel pomeriggio del 26 dicembre, festa di Santo Stefano.
“Natale é sempre qualcosa di unico e irripetibile ogni anno, pur con il clima non sempre al 100% religioso che ruota attorno. Il centro motore é sempre il Bambino Gesú. Il Papa oggi è andato in carcere, io una settimana fa, per celebrare in anticipo la Messa di Mezzanotte. Presenti erano 120 in rappresentanza dei 2000 interni. I canti erano di un altissimo valore degno della corale del Duomo. Babbo Natale aveva preparado per loro 160 panettoni, il classico dolce natalizio anche qui in Perú
Due giorni prima si é svolto il 14° concorso di presepi tra 6 padiglioni. Di sorpresa in sorpresa, ha vinto il terzo con 523 statuine sparse sui 10 metri di presepe. Ti chiederai perché 523. "Padre é il numero di tutti noi del terzo, ognuno ha voluto essere lí attorno alla grotta!" Poi sono entrato nel padiglione, i 523 erano tutti lí schierati con una maglietta bianca, in attesa delle gocce d'acqua benedetta che ho spruzzato su di loro, cercando di farla arrivare anche alle ultime file. Puoi immaginare il battito del mio cuore e quello anche di Gesú Bambino”.
La frenesia si spegne per le strade, é tempo di correre in Chiesa per l’anticipata Messa Mezzanotte o di raggiungere la casa per stringersi in famglia per continuare la tradizione ricca di fede per collocare il Bambinello Gesú nel presepe proprio a mezzanotte in punto. Non suonano le campane, ma scoppiano I mortaretti mentre I fuochi d’artificio illuminano il cielo, un modo moderno per ricordare il bagliore di luce che avvolse i pastori di Betlemme mentre gli angeli cantavano: “É nato il Salvatore, Gloria Dio e pace in Terra”.
Putroppo questo canto di pace e di speranza non é entrato nei cuori dei feroci sicari (novelli Erode) che hanno freddato tre persone prima dello scadere l’anno, qui nella mia cittá.
Si chiude il 2024
Sotto l’albero di Natale trovo il Calendario DON ANTONIO COLOMBO, opera di un amico grafico che oltre all’immagine del Signore dei Miracoli e la mia foto, aggiunge: “Grazie don Antonio per essere un sacerdote tanto buono, per essere sempre pronto ad aiutare e avere un cuore tanto generoso”.
Cristian Martin Beltran Meza
Martin è un giovane cresciuto nella parrocchia di San Bartolomé a Huacho, ora sulla strada per diventare un frate dominicano come San Martino de Porres.
"Don Antonio, buongiorno! Mi piacerebbe parlare con Lei. Magari mi potrebbe condividere un numero di telefono per contattarLa? Devo intervistare un amico sacerdote per la mia professione solemne.
Il mio nome è ANTONIO COLOMBO, sacerdote diocesano di Milano, missionario FIDEI DONUM a Huacho, sono stato ordinato il 27 giugno 1964 nel Duomo di Milano, Italia.
Ho 84 anni, sono nato il 6 dicembre 1940 – durante la seconda guerra mondiale – in un paesino, Dolzago, in una famiglia numerosa e ricca di fede. Quando mia sorella maggiore, Dalmazia, è entrata nella congregazione missionaria della Consolata di Torino, anch’io ho sentito una chiamata al sacerdozio, avevo solo 13 anni. A 14 anni sono stato accolto nel Seminario minore di Seveso. Dopo il liceo classico, un anno di spiritualità e 4 anni di teologia, con maestri di altissimo livello in tutti gli aspetti, ho celebrato la mia Prima Messa il 29 giugno 1964, non avevo ancora 24 anni. Qui a Huacho ho celebrato il mio 60° anniversario di sacerdozio, 30 anni in Italia e 30 anni nel mondo come missionario.
Il mio cammino: i primi 10 anni tra i giovani, nel 1973 studio inglese a Londra, nel 1974 missionario Fidei Donum in Africa, Zambia per ben 12 anni. Celebro la Messa nella lingua locale, il ciniangia. Anni che segnano la mia vita, mi aprono di più al Regno di Dio. Tornato nella mia diocesi di Milano nel 1986, mi hanno nominato parroco a Cologno Monzese, Milano Greco e Seveso.
A 67 anni ho ricevuto il Crocifisso con destinazione Perù, in accordo con la Diocesi di Huacho, dal 23 novembre 2007. La mia prima Bibbia in spagnolo conteneva questa frase: “DIOS HABLA HOY” ("DIO PARLA OGGI"). Concordo totalmente. Cambiano le lingue, non cambia il messaggio celeste.
Responsabilità
Le responsabilità principali fin dall'inizio sono state quelle di assistere i due ospedali della città e il confessionale. Da gennaio 2009, il vescovo Antonio Santarsiero mi ha nominato parroco della Cattedrale. Un totale di 15 anni fino alla Pasqua del 2024. L'età avanza, ma c'è ancora spazio per poter assistere i 2000 detenuti del carcere di Carquin, continuando anche la pastorale con gli ammalati e la vita parrocchiale con 4 sacerdoti.
Ogni mattina, la Messa delle 7:30 è per me come un ricco breakfast biblico ed eucaristico, tanto desiderato e preparato dalla notte precedente. La passione per la pastorale, il contatto con i fedeli sono cresciuti lungo tutto il mio cammino, europeo, africano e ora sudamericano, con le diverse culture che assorbono il messaggio evangelico. Rimangono nel mio cuore tutto quello che ho imparato dai Papi della mia vita: Pio XII, Papa Giovanni XXIII, specialmente Paolo VI che fu arcivescovo di Milano nei miei anni di teologia. La tonsura è stata il momento più alto di contatto con il Cardinale Montini nel 1962. Come dimenticare tutto il processo del CONCILIO VATICANO II. Io ho celebrato la Messa in latino nel mio primo anno di sacerdozio. La liturgia aveva più solennità.
Fede e spiritualità
La fede dei fedeli? Una domanda che coinvolge la mia fede, che come quella degli apostoli ha momenti di debolezza. Faccio mia la supplica: "Signore, aumenta la nostra fede". Certamente c'è fede a Huacho, non allo stesso livello a seconda dell'età. Il COVID non ha favorito un avvicinamento a Dio e alla Chiesa. Manca la partecipazione alla Messa domenicale, mentre ci aiutano i santi e i defunti con le loro ricorrenze o feste. Manca una base seria di catechesi per i sacramenti dell'iniziazione cristiana. Ma c'è rispetto verso i sacerdoti e i segni sacri.
Ai giovani si dovrebbe ripetere il grido di Papa Francesco in Brasile: "Amate la vostra Chiesa, fate RUMORE nelle vostre parrocchie". Pochi si impegnano. La chiamata vocazionale è sempre qualcosa di molto personale tra Dio e la persona. Non mancano risposte positive ed entusiaste. Huacho ha un buon numero di nuovi sacerdoti.
Sfide e opportunità
La bellezza del sacerdozio ti spinge a remare più a fondo nell’oceano Pacifico, ognuno con la sua personalità e talenti. È importante non camminare mai da solo, siamo una squadra, la squadra di Dio. L'indifferenza di tante persone e autorità nei confronti dei valori cattolici fa soffrire. C’è crisi, ma la fede non ha mai avuto il 100% dei tifosi. In Europa, quante ideologie hanno avuto presa fin dalla Rivoluzione francese. Per questo non dimentico la storia delle due guerre mondiali con il loro odio e la loro malvagità tra cristiani. Vivere senza guardare in alto è quasi normale se non si è tenuta una formazione fin da piccoli in famiglia.
Gli errori della Chiesa con la spada e la croce nella conquista spagnola hanno lasciato ferite che ancora oggi sanguinano. I nostri peccati come religiosi hanno ferito persone che vivono con noi e non trovano la luce di Cristo. Bisogna lavorare sodo, purificarsi.
Esperienze personali
Preferisco non rispondere, è qualcosa di intimo. Sono contento di essere cristiano, sacerdote e missionario. Nei momenti difficili ho sentito nel mio cuore le parole di Gesù: "Antonio, alzati e cammina". Come San Paolo, non mi sono mancati momenti di pericolo, fisico anche, più i problemi di salute.
Cambiamenti nella Chiesa? Io sono dell'Antico Testamento, prima del Concilio. Grazie a Papa Giovanni XXIII la Chiesa ha aperto porte e finestre, si respira meglio. Ne mancano altri passi, lo Spirito Santo continua a soffiare.
Seminaristi, continuate a sognare! Famiglie, è qualcosa di prezioso avere in casa un figlio o una figlia consacrati a Dio e ai fratelli.
Messaggi finali
Come San Tommaso disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi, per morire con lui!» Gv 11,16. Avanti, con grinta e speranza.
Abbiamo appena avuto il vertice APEC con molti leader mondiali a Lima. I cuori peruviani non si sono riscaldati. Ma tutti ricordiamo bene la settimana di paradiso quando Papa Francesco ci ha visitato nel 2018. Lima si è paralizzata e un milione di persone si sono riversati per la Messa finale alla Palma. Ero presente, sull'altare a pochi metri dal Papa. Che silenzio di fede quando il Papa ha alzato l'ostia e il calice! Certo che c'è futuro per la Chiesa e l'umanità.
Ringrazio sempre tutti quelli che mi hanno accompagnato nella vita a partire dal parroco don Enrico Ronchi che mi ha battezzato a poche ore dalla mia nascita.
Ciao, Martin
Don Antonio, il tuo amico dal 2007.
P.S. Martin fará la professione religiosa perpetua sabato 25 gennaio 2025 a Lima nella Chiesa di San Domenico.
Parola FINE al 2024
Don Antonio Colombo
Huacho 31 dicembre 2024