ALTI E BASSI DEL 2025

GIUBILEO, PORTA APERTA

Con la Chiesa cattolica di tutto il mondo anche a Huacho scatta la gioia del GIUBILEO e così anche a Huacho si attua la cerimonia dell’apertura della Porta Santa.
Il Vescovo Monsignor Antonio Santarsiero, davanti alla Cattedrale tutta chiusa, legge il messaggio del Papa e poi si cammina ordinatamente con i rappresentanti di tutte parrocchie della Diocesi verso la piazza centrale seguendo una grande Croce e il Cero Pasquale acceso e ritornando poi alla Cattedrale. Tocca al Vescovo bussare alla porta centrale che si spalanca davanti a lui. In un attimo la chiesa si riempie con una pacifica invasione che fa dimenticare il vuoto dei tempi Covid.

Si rinnova l’allegria per i 2025 anni dalla nascita del Bambino Gesù, ritmati da intervalli di 50 o 25 anni. Le radici ebraiche del tempo di Mosè riprendono vigore con il vero Salvatore. Tempo di sosta per la terra, per gli schiavi, per i debiti personali e comunitari. Ci vuole SPERANZA e GIUBILO, essere felici per continuare il camino della storia. Roma aspetta pellegrini da tutto il mondo. Da Huacho si sta preparando un plotone di 50 persone, con i giovani come nostri portabandiera per la Giornata Mondiale della Gioventù, a fine luglio. Intanto godiamo e rinnoviamo la nostra terra di Huacho.

TRISTE INIZIO DEL 2025, LA VIOLENZA CRESCE

I botti di Capodanno non hanno avuto l’effetto desiderato come simbolo di un anno nuovo con vita nuova, possibilmente migliore del 2024.
Altri rumori secchi e violenti hanno seminato nel territorio ben 7 morti, di cui tre nel centro della città, al mercato e in altre due vie centrali. Sempre lo stesso triste rito: una moto con due passeggeri fa una brusca frenata, uno scende, spara, spara e poi salta di nuovo in sella della moto che sparisce nel vuoto in pochi secondi. Tra grida di orrore, l’asfalto di macchia di sangue, si tenta di salvare il malcapitato, ma alla fine le ambulanze arrivano all’ospedale con un cadavere. Ho i brividi, scrivendo. Mi sono armato di fede e sono stato a pregare nella casa di uno dei tre, un giovane animatore di feste per piccoli e grandi. Vedere la mamma, la sposa, gli intimi di famiglia impietriti dal dolore, mi ha messo in crisi, non sapevo cosa dire, guardavo al Crocefisso e guardavo al volto tetro, spento del giovane nella bara. “Gesù, le tue lacrime per Lazzaro sono le nostre lacrime. Aiutaci a risuscitare i nostri Lazzari caduti sotto il piombo”.
Per due notti ho sentito un boato che mi ha svegliato di soprassalto. Con l’esperienza di vita che ho accumulato negli anni non potevo illudermi: si trattava di granate di guerra fatte scoppiare davanti a delle case, a poca distanza dalla mia. La piaga della estorsione non trova medicina efficace. Tutto parte dal cuore, buono o cattivo di ciascuno di noi. L’albero della vita deve essere coltivato con amore fin dalla nascita, qui sta l’immensa sfida di educare e lasciarci educare con valori umani e cristiani, sempre. Purtroppo anche il cielo di Huacho si tinge di colori scuri, le lacrime aumentano.

SPORT OLTRE LE SBARRE

È parte del mio DNA includere nella pastorale, oltre al calice, anche un pallone. Così la porta si apre più facilmente ovunque, con un sano agonismo che stimola amicizie. Così per la decima volta si è svolto un campionato sprint nel carcere, tra sei squadre, compresa quella del Club Colombo. Uno stimolo in più per lottare e vincere è dato dal premio in palio: IL PALLONE D’ORO, marca Colombo. Sono state quattro ore di tutti contro tutti nel campetto interno, con il tifo che sgorgava da tutti i 60 atleti presenti. Che sudate, che scontri, che staffilate a rete, che parate incredibili e anche alcuni tocchi da veri artisti del pallone. Io ero il conta gol. A punteggio pieno, a quota 15, solo il padiglione 3 che soddisfattissimo e orgogliosissimo vince il Pallone d’oro. Come per Messi e Ronaldo, anche per loro scattò il bacio alle mitica sfera d’oro, Anche per i miei ragazzi, arrivati ultimi, la competizione è stato un momento educativamente forte.
Il padiglione 6 era solitamente lasciato fuori, lì ci sono solo donne. Ma: “Vogliamo giocare anche noi, nel nostro piccolo abbiamo una rete di pallavolo, ci divertiamo tra di noi”. C’era già stato un piccolo tentativo di torneo nel 2024, preludio di uno vero a tre squadre, due interne e una terza esterna dal nome suonante: Italia. Non è mancato un momento di brivido al rigido controllo all’entrata, per un oggetto non autorizzato. Il sole picchiava forte, ma l’entusiasmo era più forte ancora. Il livello tecnico è di tutto rispetto, punto contro punto con tre volte al tie-break. Non mancano fortissime schiacciate a rete e salvataggi da brividi con un tuffo al suolo. Dopo due ore e mezzo la vittoria è per l’Italia. Con gentilezza squisita la squadra Italia conserva il diploma, ma offre alle sub campionesse la coppa in palio. Una fetta di torta per tutte le 30 giocatrici favorisce un momento di convivialità e anche di scambi di confidenze. Le tre torte gelato erano state preparate nella panetteria interna. Le cuoche hanno fatto del loro meglio pur con il forno elettrico che funziona al 40%.

Oltre lo sport per 29 donne, c’è stato il dono della celebrazione dei sacramenti di iniziazione cristiana. Da tempo piangevano e si lamentavano: “I maschi sono stati battezzati a luglio del 2024, e perché noi no?” Al termine di una Messa celebrata nel patio interno, visti i loro occhi pieni di desiderio, subito ho fissato una data, grazie all’impegno di una interna che si è offerta per preparare le catecumene con un corso intensivo di catechismo. Tutto è corso veloce, la gioia cresceva di settimana in settimana, mentre il gruppo pastorale si è messo in movimento per fare sì che sia tutto solenne, come si merita l’arrivo di Gesù nei cuori feriti. Un vero traffico per la decorazione appropriata sul tema eucaristico, per impegnare il coro del padiglione 5 e per trovare 29 madrine riconosciute dalle autorità per rendere il 5 febbraio una data fondamentale per la loro rinascita. L’acqua del Battesimo scese su 10 di loro, la cresima per tutte le 29 con gli occhi pieni di emozioni e di gioia pur con un velo di tristezza per la lontananza da casa. Questo è il Giubileo, Cristo vivo in mezzo a loro. Non è certo mancato il rinfresco, super organizzato con pasticcini e dolci per 120 persone. Li ho gustati anch’io mentre ascoltavo il desiderio delle cuoche di avere un forno nuovo. Qualcuno mi dovrà dare una mano. Se lo meritano, ci sanno fare proprio pur con qualche scarsità di ingredienti.

DUE STUPENDI FIORI PER GESÚ. MARTIN E LEILY

Il primo fiore è Martín con il nome completo: Cristian Martín Beltrán Meza. E cresciuto nella vicina parrocchia di Cruz Blanca, la culla cittadina della devozione a San Martino de Porres, il frate che riusciva fare mangiare insieme il cane, il gatto e anche il topolino. Un santo discendente dagli schiavi africani che è rimasto uno stimolo per il Perù a superare le differenze etniche. Da anni conosco Martín per il suo impegno e doti come fondatore e leader di un’associazione giovanile, aperta a tutti davvero, anche per quelli che si dichiaravano atei. Poi c’era il contatto tutto speciale per la confessione fino al giorno in cui mi disse tutto d’un fiato: “Padre Antonio, vado in convento, desidero essere frate domenicano”. Passano ben 7 anni di formazione, i nostri contatti si rinnovano prima per una intervista sacerdotale, poi con l’invito alla sua professione solenne È la prima volta che accetto un invito fuori dai confini parrocchiali, per Martín si può. Lima non è poi così lontana anche se non la sceglierei come città. Sabato 25 gennaio sono tra i concelebranti nella storica e stupenda Chiesa di Santo Domingo. A pochi metri di distanza contemplo i 15 minuti del suo stare steso al suolo, mentre si snodano lentamente le litanie dei Santi. Si alzato con volto teso. Chiamato per nome, risponde presente e mette tutta la sua vita in mano del padre provinciale, meglio nelle mani di Gesù stesso. E tutto cambia. Non mi pento di aver fatto uno strappo alle regole per scattare furtivamente una foto, e che foto del suo volto raggiante, occhi e sorriso da cielo! Ora è frate predicatore dell’ordine dei Domenicani, per sempre. Quanti amici lo hanno circondato nel maestoso chiostro del convento. E perché non lanciarlo in alto verso il cielo come si fa per i preti novelli a Milano! Detto e fatto, gli amici lo sollevano di colpo, su Tik Tok il momento magico.

Personalmente ho gioito anche della accoglienza e attenzione di una famiglia amica che mi ha ospitato a Lima. Sono ore preziose per un sacerdote, immergersi nella vita, gioie e preoccupazioni di ogni giorno.
Il secondo fiore è Leily, con nome completo: Leily Sharon Mercedes Ramirez, cresciuta nella scuola cattolica detta di Padre Pepe. La cattedrale riceve fedeli da ogni angolo della città, anche Leily è apparsa già adolescente, ed è rimasta. Posso dire di averla accompagnata i suoi passi di crescita verso il culmine del 2 febbraio 2025. Con la Congregazione delle Siervas della Divina Provvidenza ha fatto il suo camino vocazionale: i primi contatti come aspirante, novizia, attimi di pausa e poi i primi voti mi pare in Argentina. È stata anche mia alunna nell’ Istituto di lingua italiana San Francesco d’Assisi, dal primo al terzo anno, incontrando tante belle amicizie. Non è segreto da sigillo sacramentale, posso dire che la mamma non era entusiasta della congregazione che si dedica ai bambini speciali. “Un giorno sono andata a trovarla, l’ho osservata mentre viveva serenamente con i bambini, anche quelli un po’ difficili, ho visto il suo modo di fare, ho visto il suo sorriso, la gioia di quei bambini e… ho smesso di piangere”. C’era raggiante era in prima fila il 2 febbraio con tutta la sua famiglia.

Il celebrante Mons. Alessandro Alvites si può dire che ha impostato la celebrazione chiedendo spesso un applauso per Leily. Li ho contati, 12 in tutto! Anche lei è stata per 15 minuti stesa al suolo, poi si è alzata, ha risposto SÍ e ha firmato raggiante il documento dei voti perenni. Qui c’è da sottolineare la presenza delle sue cinque consorelle, una più sorridente dell’altra, uno spettacolo di giovinezza e freschezza nella Chiesa di Gesù. Non posso dimenticare Suor Laura che il giorno prima aveva rinnovato il patto d’amore con Gesù. Altra commozione, altro sorriso. Tocco finale: come un papà che accompagna la sposa all’altare, io ho camminato con lei, mano nella mano lungo tutto il tappeto rosso che porta all’uscita, tra applausi fragorosi e ritmati. Ci mancava solo il tradizionale lancio del riso alla porta della Chiesa. In Argentina, luogo del suo primo impegno apostolico, è guidata dal motto che lei ha scelto: “Ti basta la mia grazia”. 2 Cor. 12,8.

HO RUBATO LA MADONNA

Mi stavano cercando, pronti a denunciarmi per furto, nientemeno che della Madonna Stella del mare, collocata sulla spiaggia vicino all’Oceano Pacifico. Avevo comunicato al Sindaco il mio progetto di un restauro veloce, ottenendo un accordo verbale. Nessuno si aspettava un intervento così celere. Vista la nicchia vuota, la stampa locale si era già messa in subbuglio pensando a un furto. “Calma, sono stato io, la Madonna è al sicuro in uno studio di pittrici, in 15 giorni la vedrete più bella”.
Così è stato. Carmen Rivera e Libertad de los Santos, artiste vere, ci hanno messo tutto il loro talento, la loro passione e la loro fede per rendere splendente la Madonna con un tipo di vernice più resistente alle intemperie e alla salsedine a pochi metri dall’Oceano. Con un tocco creativo hanno reso i gradini della base come una scala celeste verso il cielo

Martedì 11, il ritorno trionfale alla spiaggia per ricollocarla come una stella di riferimento per tutti, giorno e notte. Con me ci sono tre esperti tecnici con tanto di saldatrice e generatore per mettere in totale sicurezza la statua. Ci aspetta Oscar Nazario con tanto di tanto di telecamera accesa per trasmettere in diretta il tutto con 36 TV Huacho. Così di colpo si è risvegliata Huacho in modo positivo dopo che nella notte era scoppiata un’altra granata di guerra. Al richiamo della televisione, arrivano altri tre reporter di radio locali per intervistarmi mentre vedo la gioia anche dei venditori di gelati e bibite che popolano la spiaggia in una giornata splendida tra cielo, terra e mare. Quasi un attimo di paura all’ arrivo di camionette della polizia municipale e del Serenazgo, l’incaricato dell’ordine pubblico. Hanno visto “36 TV Huacho” e sono venuti con ordini dall’alto. Il rapporto finale è più che lusinghiero come risulta dalla pagina ufficiale della Municipalità Provinciale di Huaura, arricchita da 5 nitidissime foto.

“L'alcalde Santiago Cano la Rosa esprime il più sincero riconoscimento al padre Antonio Colombo per la sua dedicazione e impegno per la manutenzione della immagine della Vergine Stella del Mare, ubicata nella spiaggia Chorrillos.
Questo lavoro di preservazione non solo rende più bello il nostro litorale, ma anche rafforza la devozione dei vicini e dei visitanti.< br> Padre Antonio Colombo, con il costante impegno, è riuscito a mantenere questo simbolo religioso in ottime condizioni, permettendo che continui ad essere un punto di riferimento per la fede e la tradizione di tutti”.
Firmato: il Sindaco Santiago Cano La Rosa
Sul mio Facebook Antonio Colombo, appare questo commento di Juan, naturalmente in spagnolo.
“Io so che esiste una sola Vergine Maria. Perché tanti santi? La Chiesa cattolica sta inventando santi per poter celebrare più Messe”
Ho risposto: “PER AMARE DI PIÚ DIO STESSO”

UNA MESSA CON I SERVITORI DEL CARCERE

Con la pastorale penitenziaria sempre si va al carcere stesso per visitare e anche celebrare la Messa per gli interni. Stavolta la Messa è alla Cattedrale con in prima fila il Direttore del carcere, i suoi consiglieri, poi il gruppo amministrativo e almeno 40 della INPE, polizia del penale.
Il picchetto d’onore, con l’alfiere portabandiera, si colloca ai piedi dell’altare, mentre come offerta sul tavolino c’è la grande torta del 45° anniversario del DÏA DEL SERVIDOR PENITENCIARIO DEL PERÚ.
Celebro la Messa scegliendo la parabola dei talenti, ognuno deve sviluppare il suo, non sciuparlo. Un clima sereno, persone attente, essenziale il rito. Diranno che è stata una bella Messa.
Nel pomeriggio il Direttore mi aspettava nel suo ufficio. Aveva riservato un pezzettino di torta proprio per me. Una gentilezza che indica che ci sentiamo tutti famiglia, preoccupati per i nostri 2000 figli che chiedono di essere aiutati a vivere con speranza, al di là di un misterioso passato.
Piccole luci di un futuro sereno sono già accese.

PER FINIRE

Mi ha colpito la frase che l’autista di una mototaxi ha stampato a grandi lettere sul parabrezza. “TUTTO POSSO IN COLUI CHE MI DÁ LA FORZA”.
In ogni angolo puoi trovare un messaggio di fede.
Un saluto dal caldo e piovoso febbraio in Perù, con in corso alluvioni qui e lá. Per concludere
Ho notato una frase che l'autista di una mototaxi aveva stampato a grandi lettere sul parabrezza: “TUTTO POSSO IN COLUI CHE MI DÁ LA FORZA”. (Fil. 4:13)
In ogni angolo si può trovare un messaggio di fede.
Un saluto dal caldo e piovoso mese di febbraio in Perù.

Don Antonio Colombo

Huacho 19 febbraio 2025