QUI SI PARLA ITALIANO

Il nostro amato padre Antonio Colombo da 13 anni dirige un Istituto di lingua, che porta il nome ufficiale: FRANCESCO ITALIANO. Il nuovo ciclo inizia martedì 15 marzo, in modalità virtuale con Zoom. Più notizie si trovano cliccando https://www.facebook.com/maribel.fero

Padre Antonio: Sto bene di salute, ma sempre immerso in questo periodo difficile chiamato COVID. Non dobbaimo permettere che ci vinca, ci distrugga. Per questo abbiamo cercato nuove strade, aperto nuovi orizzonti. Tutti abbiamo scoperto lo strumento chiamato ZOOM che ci permette di continuare a diffondere la cultura e la lingua italiana. Ricordo che all’inizio, anni fa, più di uno mi chiedeva: “Padre, ma lei è venuto fin qui per fare il professore, professore del suo italiano?” Non era previsto nemmeno da me, ma le scoperte nascono spesso da una casualità.
Oscar Nazario: Da quanti anni, questa scoperta, da 13? Padre Antonio: Sì da 13 anni, dal 2009, però io ero qui a Huacho già da due anni, dal 2007. Cercando di conoscere la città, ho incontrato tanti nomi italiani, dal Ristorante Genova, al distributore di benzina Zucchetti. Poi ho trovato altri cognomi, altre famiglie: Bacigalupo, Bisso, Rocca, Brissolesi, Magni… Penso proprio che ci siano non meno di 200 famiglie a Huacho con radici italiane.
Oscar Nazario: Vuol dire che ha trovato una grande famiglia italiana. Padre Antonio: Esatto, una presenza dal 1870 come Colonia Italiana, accanto a quella cinese e giapponese. Incominciammo a incontrarci fino al momento in cui scattò la scintilla: “Padre, siamo italiani, ma non conosciamo più la lingua dei nostri nonni, abbiamo le nostre tradizioni, i nostri cibi, qualcosa si capisce leggendo una rivista, abbiamo anche familiari in Italia, avevamo anche il nostro gruppo, la nostra bandiera ancora con lo scudo dei Savoia”. Così rispuntò l’associazione sotto il nome di NUOVA FAMIGLIA ITALIANA IN HUACHO. Da lì il passo per imparare la lingua dei nonni fu breve. Sono passati 13 anni, con la nascita dell’Istituto San Francesco di Assisi, idioma italiano. Quasi tutti figli o nipoti emigranti erano i primi alunni del 2009, per aprire poi le porte a chi aveva bisogno di una lingua straniera per la Università.

Oscar Nazario: Certo adesso si richiede una seconda lingua all’Università.
Padre Antonio: L’inglese è ancora poco diffuso, perchè non proporre l’italiano? Così si sono iscritti tanti studenti, professori, avvocati, anche del Poder Judicial. Per conoscere la cultura o semplicemente la lingua italiana, si riuscì a formare un bel gruppo, addirittura un Istituto. Prima a passi lenti, poi più veloci.
Oscar Nazario: Si lavora tutto l’anno? Ci sono i vari cicli, ci spieghi come funziona?
Padre Antonio: Torniamo un momento indietro. Ho cercato l’appoggio dell’Ambasciata Italiana che ha un centro culturale proprio in Avenida Arequipa 1005, a Lima. Solo in questo modo il nostro istituto ha cominciato a crescrere per poter dare un riconoscimento ufficiale.
Oscar Nazario: Cardboard – il diploma
Padre Antonio: Sì, diploma o pagella con valore scolastico riconosciuto, proprio dallo stesso centro. Abbiamo allora cominciato a insegnare in modo sistematico, con gli stessi libri di testo, il ritmo di tre anni, da marzo a dciembre, come in tutto il Perù. Il momento più impegnativo ed emozionante è proprio l’esame che si fa in Lima, sotto lo sguardo severo dei professori italiani. Così ognuno conserva un ricordo indelebile di quella “speciale gita” alla capitale.
Oscar Nazario: Ho capito. Ci sono i tre livelli: elementare, intermedio e avanzato.
Padre Antonio: Già qualcuno cammina più avanti ancora per avere la qualifica di professori con un esame riconosciuto dalle Università di Urbino o di Siena, in Italia, che ha un valore mondiale.
Oscar Nazario: Molto bene. Qualcosa d’altro da aggiungere?
Padre Antonio: Certo, in una famiglia non possono mancare i bambini. Qui le vacanze scolastiche sono in estate, specialmente in gennaio e febbraio – l’estate peruviano – e sono arricchite con la consolidata tradizione chiamata “vacaciones ùtiles”. Da anni l’Istituto propone un corso estivo con lo slogan: IMPARA CON GIOIA. Quest’anno abbiamo 35 alunni tra bambini e adolesceni con la modalità Zoom. Ci si deve ingegnare per captare la loro attenzione. Come professore di cultura ho presentato le specialità gastronomiche italiane: il cioccolato, la Nutella, la pizza napoletana, il gelato a Venezia, la pastasciutta al ragù. Ogni immagine scatenava un desiderio di assaggiare…

Oscar Nazario: Da dove vengono gli studenti, sono tutti di Huacho?
Padre Antonio: Con Zoom, virtuale, non ci sono confini. Tra gli adulti si arriva alla lontana Argentina, a Lima, Chancay, Huaral e Barranca. Dall’Italia sono arrivate due classi di cultura in tempo reale. Anche con i bambini abbiamo i fedelissimi di Lima e di Chancay, puntuali ogni anno allo scattare del mese di gennaio. Dovresti vedere come maneggiano internet con le canzoni e i biglietti di auguri per la festa dell’amicizia, all’insegna di Giulietta e Romeo.
Oscar Nazario: Dove si possono fare le iscrizioni per il nuovo anno scolastico?
Padre Antonio: Voglio sottolineare che per imparare una nuova lingua ci vuole passione, una spinta che nasce dal cuore. Anche le iscrizioni non si possono fare più in parrocchia, occorre utilizzare Messenger su Facebook: Francesco italiano. Con la E non la I spagnola di Francisco. Il costo per tutto l’anno è accessibile, comprende il libro e i sussidi necessari. Siamo in cinque professori, di cui quattro professoresse nate e cresciute nello stesso istituto, mentre a me, madrelingua, tocca la parte culturale che spazia dall’arte di Michelangelo, al Carnevale di Venezia, la Divina Commedia e anche lo sport. Devo riconoscere la bravura delle professoresse che, con la nuova metodologia virtuale, riescono a fare di tutto, anche gli esami, terrore per gli studenti!
Oscar Nazario: Quando comincia?
Padre Antonio: Martedì 15 marzo alle ore 19, continuando il mercoledì e giovedì. Con Messenger si possono fare tutte le domande sulle caratteristiche del nostro modo di insegnare.
Oscar Nazario: Da che età?
Padre Antonio: Dai 17 ai 90 anni! Non scherzo, davvero abbiamo avuta un’alunna novntenne, Ersilia, che viveva a fianco della Cattedrale. Quanto piangere ha fatto quando la famiglia ha deciso di non lasciarla qui sola, portandola a Lima. Davvero sempre attenta, diligente nel fare i compiti, simpatica da buona ex professoressa del liceo.
Oscar Nazario: E per i ragazzi?
Padre Antonio: Vanno dagli 8 a 14 anni, divisi in due gruppi.
Oscar Nazario: Ok. Molto bene, tante grazie
Padre Antonio: Ho ancora qualcosa da dire: siamo famiglia, non solo scuola, classe, esami. Prima della pandemia (speriamo anche in un dopo) avevamo un nostro ristorante, chiamato Caffè Italia, il nostro centro sportivo Stadio 70, la nostra festa nazionale del 25 aprile con la canzone Oh Bella ciao… la danza della tarantella, la Messa del 4 ottobre con San Francesco d’Assisi, la sfilata in Piazza d’Armi, la passeggiata scolastica a Lima…, tutto questo per formare il clima di famiglia. Una lingua nuova apre orizzonti, stabilisce nuove amicizie. In 13 anni sono passati circa un migliaio di studenti, adesso fedelissimi ex alunni.
Oscar Nazario: Molto bene.
Padre Antonio: Vale la pena continuare. Un aneddoto: ricordate quando il fumo bianco usci dal comignolo della Cappella Sistina e fu scelto un argentino come Papa? Proprio papa Francesco alla sua apparizione al balcone della Basilica di San Pietro parlò direttamente in italiano. Incollati alla televisione più di uno dei miei alunni si riempì di gioia, esclamando: “Padre, abbiamo capito tutto ciò che ha detto, è stupendo! ”
Grazie anche a te, amico Oscar

DON VITTORIO FERRARI RESTA VIVO NEI CUORI

L’amico di sempre, a Huacho, per don Vittorio è stato Efrain Campos, con cui condivideva le sue visioni religiose, politiche e sociali, da almeno 20 anni. Proprio Efrain ha redattato e stampato 34 paginette piene di ricordi e foto dedícate all’amico. Tante persone le hanno lette in un fiato.
Tra questi il giovane José Salvador Romero. Ecco ciò che lui ha scritto su Facebook.
Oggi mi è successo qualcosa di unico, speciale, tanto da volerlo condividere con voi, miei amici. Tutta la mia mattinata è stata immersa nel silenzio, contrattempi e poi ancora silenzio e tristezza. Nel pomeriggio mi sono deciso ad uscire a camminare, raggiungendo il centro di Huacho per le tante cose che avevo in mente da fare. Così arrivo alla tipografia del mio grande amico Efrain per fare un preventivo, poi inizio una amena conversazione con lui. Alla fine mi regala un libretto da lui editato in omaggio al suo amico scomparso don Vittorio Ferrari. Lo ringrazio, lo saluto e subito cammino fino alla cattedrale. Trovo don Antonio che sta leggendo la Bibbia, lo interrompo: “Padre, mi scusi, può confessarmi?” “Certamente”, fu la sua risposta. Dopo questo momento tanto necesario per la mia vita spirituale, esco dalla chiesa, vado a sedermi su una banchina della Piazza d’Armi e mi metto a leggere il contenuto del libretto appena ricevuto. A poco a poco, mano mano che stavo leggendo, incontravo le risposte a tante domande che avevo nel cuore.

Sono totalmente convinto che oggi don Vittorio mi ha regalato un sorriso che si stampa anche nel mio volto. Ecco un piccolo frammento che lui ha lasciato scritto: “Il Signore sia la tua delizia e lui ti dará ciò che il tuo cuore desidera…”
Con tutto questo, amici, voglio dirvi che se state passando un giorno triste, spento, andate in cerca di quell’amico che sempre è con voi: Gesù. Non terminate la giornata senza chiedere perdono. Un saluto e una benedizione, amici miei.

ANCHE FRATEL CARLOS VERSO IL CIELO

Tra amici le notizie passano velocemente e non sempre sono belle.
“Amico Antonio, ti comunico una brutta notizia: se n’è andato il fratello marista CARLOS ARRAZUBI, alle tre del pomeriggio, l’ora della Divina Misericordia. Il Signore e la Madonna già lo hanno al loro fianco. Di tante cose comuni abbiamo parlato con lui, prima del suo aggravarsi. Un fratello marista, davvero speciale con un cuore grande grande. Sempre lo ricorderemo così. Arthur “
Ho risposto:”Oh, no, che dolore! Un amico semplice, generoso, sorridente. Come sentiranno la sua mancanza i piccoli della scuola Raggio di Dolcezza che abbiamo costruito insieme sulla collina polverosa della periferia. Era una festa quando lo vedevano arrivare appoggiato al suo bastone, come quello di un re, non di una persona anziana e triste.

Eravamo un terzetto speciale, il laico Arturo, il fratello marista Carlos e naturalmente don Antonio. Fratel Carlos, dopo tanti anni come educatore nei collegi dei religiosi Maristi in Cile e Perù, aveva paura di presentarsi a San Pietro con mani vuote. Tutt’altro, anzi adesso San Pietro sta contando tutto ciò che si trova nel suo borsone: “Non dico cento, ma mille e mille cuoricini che ringraziano chi li ha aiutati a costruire un’aula, chi ha distribuito libri e quaderni, chi ha regalato viveri e caramelle ai bambini”. Un vero uomo di Dio che ha saputo unire fede e azione, visitando e aiutando le piccole e povere scuole delle periferia, con un sorriso dolce indimenticabile.
Non è tempo di tristeza, di lacrime, si deve continuare ad appoggiare soprattutto le scuolette ancora senza banchi e quaderni, per dare e ricevere gioia.

CALCIO, VERSO L’ALTO

È arrivato il giorno di entrare in campo contro le grandi squadre della città. Un sogno iniziato 12 anni fa su un campetto d’oratorio, chiamato Estadio 70, con una ventina di ragazzi senza scarpette di calcio, ma una grande voglia di crescere con un pallone. Passo dopo passo, con il salto di qualità nel 2015 all’arrivo di un vero allenatore nella figura di Moises Racchumick, ex calciatore della serie A del Perù. Quei sognatori hanno adesso più di 18 anni, sono vestiti di tutto punto con un brillante colore giallo/ brasile, vogliono cimentarsi con i grandi. Non poche le fatiche economiche e organizzative che spariscono al momento di benedire 25 uniformi, fare la foto sotto l’arco d’entrata della cattedrale e soprattutto schierarsi pronti al fischio dell’arbitro per il campionato di prima divisione provinciale che può aprire le porte fino alla serie A.

La squadra si chiama nientemeno che “Club deportivo padre Antonio Colombo”, semplicemente conosciuta come COLOMBO, con tanto di colomba di pace stampata sulla maglia.
Domenica 13 marzo, ore 12.15. Non ho visto il primo tempo perchè avevo la Messa proprio a mezzogiorno. Quando arrivo allo Stadio Aranda Torres già corre la notizia che Colombo è sotto di un punto e ha giocato maluccio il primo tempo. Si corre il rischio di una sonora sconfitta, gli avversari sono giocatori semi professionali. Ma non è così, la freschezza della gioventù, la compattezza del gruppo, una buona tecnica di controllo del pallone e schemi di gioco moderno, portano Colombo a sfiorare il gol per ben tre volte. Sembra stregata la porta avversaria. Non manca il tifo e ben quattro telecamere che immortalano il debutto. Sì, si può, il campionato è lungo. Gli esperti appassionati di calcio restano super meravigliati nel vedere questo nuovo gruppo, sbucato dal nulla, giocare a viso aperto e con eleganza. Se sono rose… fioriranno. I germogli promettono bene.

In tutto il Perù, sta scoppiando la gioia perchè finalmente si riaprono le scuole, dopo due anni di sbarramento Covid.
Verso la Settimana santa, verso la Pasqua.

Don Antonio Colombo

Huacho, 20 marzo 2022